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Stanotte ho fatto un sogno.
Avevo una chitarra e avevo deciso di regalarla a un mio amico. Gliela stavo mostrando con entusiasmo, spiegandogli tutte le sue caratteristiche. Mentre parlavo, la prendevo in mano e iniziavo ad accordarla, girando le meccaniche della paletta.
Ed è lì che accadeva qualcosa di strano.
Più la osservavo, più scoprivo dettagli che non avevo mai notato. Era come se la chitarra si rivelasse poco alla volta.
A un certo punto mi accorgevo che, oltre alle normali meccaniche per accordare, aveva anche dei piccoli pomelli supplementari. Servivano a una regolazione ancora più precisa: dopo aver raggiunto la nota giusta, quei pomelli permettevano di rifinire l'accordatura fino a una perfezione tale da soddisfare persino un orecchio assoluto.
Continuando a guardarla, anche il suo aspetto cambiava. Diventava sempre più elegante, più raffinata, quasi preziosa. Ogni particolare sembrava trasformarsi in qualcosa di unico.
E più diventava bella... più mi dispiaceva aver deciso di regalarla.
Ma ormai gliel'avevo promessa.
Guardavo il mio amico e vedevo nei suoi occhi quanto la desiderasse. Era felice, e ormai sentivo che quella chitarra non mi apparteneva più.
Così, con un po' di malinconia ma anche con la serenità di chi mantiene la parola data, mi rassegnavo all'idea che sarebbe stata sua.
Mi sono svegliato con una strana sensazione: come se avessi scoperto il vero valore di qualcosa proprio nel momento in cui stavo per lasciarla andare.